SOS RAGAZZI IPERCONNESSI

06/12/2018

È fondamentale educare le generazioni più giovani a un uso consapevole delle tecnologie e del tempo a loro disposizione, invogliandoli ad occuparlo con attività diverse, ad esempio lo sport.Difficile tenere lontano da uno schermo un nativo digitale..

Videogiochi, televisione, telefonini, tablet sono per bambini e adolescenti di oggi una forma di intrattenimento normale, quotidiana, intuitiva, da utilizzare sia per divertimento che per

riempire spazi di noia. Il problema vero di questo legame forte che si instaura tra ragazzi e strumenti digitali, tuttavia, non sta tanto, o non solo, nell’uso delle tecnologie in sé, ma nell’abuso che purtroppo molto spesso se ne fa e che crea una sorta di dipendenza.

Con tutte le conseguenze che ne derivano: da quelle di salute – basti pensare agli effetti dannosi sulla vista o sulla sedentarietà – a quelle psicologiche e sociali legate al fatto che spesso i ragazzini si immedesimano a tal punto in questa realtà virtuale da perdere quasi il contatto con il mondo reale, isolandosi dai coetanei e, nel peggiore dei casi, soprattutto quando si parla di social, facendosi influenzare da contenuti e comportamenti negativi e pericolosi. I preadolescenti, in quest’ottica, sono quelli che corrono rischi maggiori, per la loro grande vulnerabilità. In questa fase, infatti, il cervello emotivo e pulsionale è prevalente rispetto al cervello cognitivo, per questo è fondamentale aiutarli a acquisire le competenze della vita reale, che non si possono conquistare online. Come fare dunque per salvaguardare salute e tempo libero di bambini e ragazzi?

La vera sfida per i genitori non sta nel proibire categoricamente l’utilizzo del digitale ma nello spingere i figli a bilanciare i passatempi, a saper dedicare tempi diversi ad attività differenti, a essere consapevoli dell’importanza del tempo che si ha a disposizione. Anziché puntare sui metodi d’urto (staccare la spina dello schermo, rimuovere i giochi dal computer di casa) che avrebbero come unico effetto quello non di distogliere l’attenzione del bambino dal gioco, di farlo sentire frustrato e di spingerlo a trovare ogni sotterfugio per riconquistare l’oggetto sottratto, meglio provare con strategie mirate a responsabilizzarlo, mostrandogli con quali e quante altre attività ludiche, ricreative o sportive potrebbe riempire l’arco di tempo che dedica a tablet & co. L’obiettivo è che il bambino comprenda che il tempo speso davanti ad uno schermo gli impedisce di fare qualcos’altro che potrebbe essere piacevole, appagante e divertente. L’assuefazione non si elimina togliendo l’oggetto della dipendenza bensì creando occasioni di dialogo, alternative che stimolino l’interesse, attività che favoriscano l’autostima, l’impegno, il raggiungimento di un risultato. E ricordandosi sempre che il buon esempio resta il più importante strumento educativo: bambini abituati a vedere i genitori sempre connessi difficilmente potranno pensare che al di fuori di questo mondo ci sia qualcosa di meglio.

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