Good Travelling Argentina: fino alla fine del mondo e ritorno

Montagne granitiche a picco sull’oceano, immensi ghiacciai, grandi laghi e distese di praterie sconfinate, vulcani e parchi nazionali: quello in Patagonia, dalla terra del fuoco su fino a Buenos Aires, è un viaggio di meditazione, dove la mente ha la possibilità di far correre i pensieri liberi, senza barriere di spazio e di tempo, mentre gli occhi e il cuore restano incantati davanti alla strepitosa bellezza di una natura dominante e incontaminata.



Dalla città di Ushuaia, la città più a sud del mondo, fino a Buenos Aires: 15 giorni di viaggio percorsi tra pullman, macchina e aereo. Paesaggi mozzafiato, climi diversi, cucina da favola e tanto tempo per pensare: le emozioni a guidare il viaggio, meta dopo meta. Questo, in sintesi, il viaggio che abbiamo fatto tra Natale Capodanno in Patagonia e che mi rimarrà nel cuore per più di un motivo.


“La Patagonia!

È un’amante difficile.

Lancia il suo incantesimo.

Un’ammaliatrice!

Ti stringe nelle sue braccia

e non ti lascia più”.


Così descriveva Bruce Chatwin nel suo capolavoro “In Patagonia” questa terra immensa, sterminata e per ampi tratti ancora molto selvaggia, del Sud America, divisa tra Argentina e Cile dall’imponente catena andina.



DALLA PATAGONIA CILENA…


Punto di partenza è stata la città di Ushuaia, piccolo porto sull’isola della Grande Terra del Fuoco, la città più a sud del mondo e terra, un tempo, di galeotti.



Dove la natura ti accoglie in modo forte, con un vento insistente che soffia di continuo, giorno e notte, e si presenta fin da subito imponente: Oceano Atlantico e Pacifico che si incontrano davanti all’isola, di fronte l’Antartide, a destra le Ande ghiacciate che si tuffano a picco nel mare. I colori sono molto intensi, considerato che in dicembre c’è luce dal mattino presto fino a sera inoltrata.

Da Ushuaia abbiamo attraversato la Terra del Fuoco in autobus – davvero confortevoli e dotati di ogni servizio – per raggiungere la Patagonia cilena. Dopo diverse ore attraverso la steppa patagonica e null’altro se non qualche mucca al pascolo, capre e pecore, siamo arrivati a Puerto Natales, cittadina molto carina sulle sponde del fiordo di Ultima Speranza e base di partenza per visitare Torres del Paine, un meraviglioso Parco nazionale, meta di un turismo molto importante di rocciatori e alpinisti. Vale sicuramente la pena dedicare almeno una giornata alla visita (noi abbiamo noleggiato un’auto per girarlo ma tanti scelgono ad esempio di fare trekking), perdendosi tra i sentieri che si snodano tra laghi ghiacciati e distese di erba gialla, con i guanaco (una sorta di lama) che saltellano sulla strada e condor che volano nel cielo. Il mio consiglio è di farsi accompagnare da una guida locale, non solo per scoprire luoghi e mete meno battute dal turismo classico, ma anche per ascoltare racconti e storie del posto che, sicuramente, non si trovano sui libri. Come quella dei licheni: nella steppa andina la grande presenza di questi organismi che penzolano dai fusti degli alberi sempreverdi – che non sono conifere bensì falsi faggi – e che vengono chiamati “barbe di vecchio”, sono un indice di aria molto pulita e assenza totale di inquinamento. Come tanti altri organismi, infatti, i licheni sono molto sensibili alle sostanze inquinanti e vengono dunque utilizzati per monitorare la qualità dell’aria.



… A QUELLA ARGENTINA


Da Puerto Natales abbiamo ripreso un autobus che ci ha condotti fino al El Calafate e al Perito Moreno, nella Patagonia argentina.



Qui, alloggiati in uno splendido hotel immerso nel nulla (https://www.eolopatagonia.com/), senza niente e nessuno a perdita d’occhio, dove dalla stanza vedevamo soltanto la steppa gialla circondata da montagne innevate e l’intenso turchese del lago Argentino dove ogni dettaglio dell’arredamento richiamava, per colori e materiali, la natura circostante, dove la ricercatezza nello stile non era mai esagerata o sfarzosa, abbiamo vissuto un’altra magnifica esperienza: la visita del ghiacciaio del Perito Moreno. Il primo approccio con questo spettacolo della natura è stato al tramonto, con una lunga passeggiata a cavallo nella steppa intorno all’hotel.

La visita del lago Argentino nel Parco Nazionale Los Glaciares, a circa 80 chilometri dalla città di El Calafate, è stata un’altra esperienza incredibile: il Perito Moreno è uno dei tre ghiacciai al mondo che non si stanno ritirando: avanzando di circa due metri al giorno, ma perdendo una propria percentuale di ghiaccio attraverso la rottura di grandi parti del suo fronte, il ghiacciaio mantiene nel tempo le sue proporzioni di massa e grandezza.

Deve questo suo movimento in avanti a un cuscinetto d’acqua che lo separa dalla roccia sottostante agevolandone così lo scorrimento e prende il nome dall’esploratore Francisco Moreno, “El Perito”, che giocò un ruolo importantissimo durante la delineazione dei confini internazionali tra Cile e Argentina. Lungo entrambi i bracci del lago corrono una serie di passerelle con diversi punti di osservazione dai quali tutti i visitatori – noi compresi – aspettano speranzosi che si stacchi un blocco di ghiaccio e cada rumorosamente nell’acqua.

Quello che colpisce davvero, oltre alle dimensioni del ghiacciaio che, in certi punti, sembra di poter toccare con la mano da tanto è vicino, sono i suoni: crepitii, scricchiolamenti, boati veri e propri che provengono dall’immensa distesa di ghiaccio e rompono il silenzio circostante.


DALLA STEPPA PATAGONICA ALLE FORESTE TROPICALI


L’ultima tappa del nostro viaggio, prima di rientrare nella capitale argentina e da qui in Italia, sono state le Cataratas del Iguaçù, una delle sette meraviglie del mondo, che emergono fragorose dalle fitte foreste pluviali ai confini tra Brasile, Argentina e Paraguay.



Un altro incredibile spettacolo della natura che nasce dal fiume Iguazù, lungo il quale, per circa 3 km, si formano 275 cascate di portata e altezza diversa e che, sia dalla parte Argentina (che ne accoglie l’80%) che da quella Brasiliana, si trovano all’interno del grande Parque Nacional do Iguaçu. Per passare da una parte all’altra del Parco bisogna attraversare la dogana, e la visita può essere organizzata in forme diverse: a piedi, in barca, con l’elicottero, in autobus. Lo spettacolo è sempre e comunque notevole. Ancora una volta la forza dirompente della natura che domina incontrastata il territorio lascia senza parole per la bellezza del paesaggio, i colori, la luce, i suoni, le piante e gli animali che la animano, gli spazi sconfinati e i ritmi assolutamente lontani dai nostri.


BUENOS AIRES


Il viaggio si è concluso a Buenos Aires, che, forse tra i tanti posti visti, è quello che ci è rimasto meno nel cuore: una città che, se in origine doveva essere affascinante e ricca di attrattività, oggi purtroppo appare piuttosto trasandata.



Le architetture un po’ decadenti richiamano antichi fasti che oggi non ci sono più, e la sensazione è quella di una città cresciuta in modo un p o’ disordinato: case coloniali convivono accanto a chiese in stile italiano, viali madrileni con quartieri parigini, prati all’inglese con minareti e grattacieli newyorchesi. La città offre comunque spunti interessanti e quartieri piacevoli da girare – basti pensare a La Boca, un quartiere un tempo popolare e oggi molto turistico, dove si incontrano ballerini di tango a ogni angolo – , ottimi ristoranti di carne argentina eccezionale. Noi, come sempre, abbiamo girato molto in bicicletta alla scoperta delle aree verdi cittadine, che sono molte: dal Central Park, vicino all’enorme Ippodromo cittadino, dove gli argentini scommettono sui cavalli e giocano a Polo, sport nazionale insieme al calcio, alla grande riserva naturale sul delta del Rio Plata, alla confluenza dei fiumi Paranà e Uruguay.


IN BICICLETTA, LA PATAGONIA ALTERNATIVA


Raggiungere Ushuaia, la città più a sud del Mondo nella Tierra del Fuego, in bicicletta partendo da El Calafate – 12 giorni di pedalata, 1000 km di distanza, 10.000 metri circa di dislivello, 100 km di spostamenti al giorno – è sicuramente un modo alternativo di visitare la Patagonia.

Non è, a differenza di quanto si possa credere, un viaggio esclusivo per soli ciclisti professionisti, ma è necessario essere allenati e avere un po’ di chilometri nelle gambe.

L’elemento naturale che contraddistingue questa zona del Sudamerica è senza dubbio il vento, croce e delizia di ogni ciclista! È uso dire da queste parti che è possibile trovare le 4 stagioni in un solo giorno! E succede davvero!

È un viaggio personale per il quale ciascuno può avere motivazioni diverse, un percorso che sicuramente regala emozioni incredibili, per la natura che si attraversa, la soddisfazione di conquistare ogni sera una nuova meta con le proprie forze, la fatica ricompensata dalla vista di paesaggi incredibili.

Per l’organizzazione del viaggio: www.pa-cycling.cc


INFORMAZIONI PRATICHE


Per arrivare a Ushuaia abbiamo volato con Aerolineas Argentinas da Roma a Buenos Aires e poi fino alla Terra del Fuoco. Gli spostamenti interni in autobus con le compagnie locali sono davvero efficienti e di ottimo livello e consentono di viaggiare in comodità godendosi il panorama senza altri pensieri.

Per dormire, l’Argentina offre soluzioni a portata di tutte le tasche: dall’ostello, alle fattorie all’hotel extra lusso, anche nella cittadina più sperduta. Noi abbiamo optato per soluzioni small luxury, prediligendo tuttavia quelle strutture concepite in modo da essere perfettamente integrate nel contesto locale.

La stagione con il picco più alto di visitatori sono i mesi tra dicembre e febbraio, quando Argentini e Brasiliani sono in vacanza e che corrispondono alla stagione estiva, quella con le temperature più alte e spesso un’umidità che può raggiungere il 90% al Nord, mentre al Sud, le temperature variano a seconda del vento tra lo 0 e i 16 gradi.

Per quanto riguarda la valigia, bisogna portare un abbigliamento adatto a due stagioni: più fredda al sud, più calda e umida al Nord, quindi non vanno dimenticate giacche antivento tecniche e vestiti freschi e leggeri, scarpe da trekking e sandali. Essendo un viaggio molto meditativo, fatto di tanta osservazione della natura, dei paesaggi, di spazi e tempi molto lontani dai nostri, credo che non sia particolarmente adatto ai bambini che, forse, non riuscirebbero a cogliere del tutto la bellezza e la ricchezza spirituale racchiusa in questa terra lontana.

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