L'INDIA DEL SACRO GANGE. Report di viaggio


Un viaggio nell’anima dell’India, verso Nord seguendo il fiume sacro, come lo sono alcune città che si trovano lungo il suo corso. La risalita verso le sorgenti del Gange è un viaggio nel viaggio, un’esperienza unica e profonda, che unisce cultura e spiritualità.

“Che ti è accaduto in India? Ho fatto un’esperienza. Quale esperienza? L’esperienza dell’India”.

Così riferì Moravia dopo un viaggio fatto in India in compagnia di Pasolini e della moglie Elsa Morante. Niente di più vero.

Un viaggio in India non può lasciare indifferenti, è un mondo a sé. O la si ama o la si odia oppure si prende semplicemente atto di ciò che è: un brulichio costante di varia umanità, lo strombazzare incessante di clacson, il forte odore di spezie che impregna i vestiti fino al ritorno in patria.

Namaste.

Il saluto della divinità che è in te. Comincia così un viaggio in India. E da lì è un’immersione totale nella spiritualità. Parole come ashram, ghat, yoga, ayurveda, chakra, karma, puja, sadhu… diventano familiari e quotidiane. In India la vita è segnata da una forte presenza della religione, anzi, forse è il caso di dire che in India la religione è vita. E poco importa se in una famiglia di otto persone ne lavora una e il riso basta a malapena per sfamare tutte le bocche, un altro po’ deve essere versato alla divinità. Bastano pochi chilometri fuori dall’aeroporto di Nuova Delhi per essere catapultati in un’altra dimensione e capire come si vive nelle periferie delle città: sotto tende di cerata lungo la strada, con i pochi averi accatastati addosso ad un muro, basta una curva per trovarsi nel Main Bazar, la terra battuta prende il posto dell’asfalto, una mucca passeggia mentre delle capre si rincorrono. Le vie sempre più strette si perdono nell’oscurità della tarda notte, cavi elettrici le attraversano in un groviglio inestricabile, altri penzolano nel vuoto. Le insegne sono spente, la città dorme. Ma la quiete dura poco. Alle prime luci dell’alba si iniziano a sentire grida, vociare, motorini, tuk-tuk... la vita ricomincia.

In viaggio verso il Nord

Dopo una visita di Delhi di un paio di giorni, partiamo verso l’Uttarakhand, verso le sorgenti del Gange, il fiume sacro per eccellenza, lì dove tutto ha inizio e tutto finisce. Tra gli Indù vi è la convinzione che effettuando il bagno nel fiume, in particolare in alcune occasioni, si possa ottenere il perdono dei peccati e un aiuto per raggiungere la salvezza; gettarvi le ceneri dei defunti può far salire l’anima al cielo. A circa 200 km da Delhi, sorge Haridwar, la “porta di Hari”, uno degli appellativi del dio Vishnu. È una delle sette città sacre dell’India, luogo di benedizione e purificazione. Ogni 12 anni ospita il Kumbh Mela, la più importante manifestazione religiosa induista, nonché il più grande pellegrinaggio di massa. Decine di milioni di pellegrini, sadhu (asceti), mendicanti, fachiri, incantatori di serpenti, barcaioli, venditori di ogni tipo di mercanzia, tutta questa varia umanità vi si raduna per immergersi nelle acque sacre del Gange. Ogni anno, inoltre, nel mese di luglio si svolge l’“Haridwar Kanwar Yatra”, il pellegrinaggio dei devoti di Shiva che vanno alle sorgenti del Gange per attingervi l’acqua sacra e pura. I pellegrini arrivano a piedi da ogni città del nord dell’India e ritornano a piedi con l’acqua delle sorgenti posta su 2 otri poste su uno speciale bilanciere che portano sulle spalle per tutto il tragitto di ritorno, e che non deve mai toccare terra. La maggior parte sono uomini, qualche donna li accompagna, ma il viaggio è talmente lungo e faticoso che solo gli uomini più giovani sono in grado di sopportare uno sforzo fisico di questo tipo. Il lungo fiume di Haridwar è popolato da maglie arancioni, quasi tutti i devoti ne indossano una, fanno abluzioni, si immergono e si tuffano, delle catene protettive offrono appiglio a quanti fanno il bagno, impedendo loro di essere trascinati via dalla corrente. Ad Haridwar, come in altre città lungo il Gange, ogni sera si svolge sui ghat (i gradoni che portano sulle rive del fiume) il Ganga aarti, la cerimonia della luce. I fedeli si assiepano lungo la riva e, recitando sacre strofe, spingono nell’acqua le diya (lumini, spesso costituiti semplicemente da una foglia ripiegata contenente petali di fiori e una candela accesa). Uno spettacolo magico. Proseguendo verso nord, a 24 km da Hardiwar si trova Rishikesh, sulla strada che conduce ai grandi centri di pellegrinaggio tra le montagne dell’Himalaya, che attira da sempre asceti ed eremiti. Divenne popolare nel 1967 quando i Beatles vi soggiornarono. Da allora Rishikesh è un importante centro per l’insegnamento di yoga, meditazione, filosofia e medicina ayurvedica che attirano anche molti occidentali.

Varanasi, la città santa per antonomasia

Ripartendo da Dehli con un treno notturno arriviamo a Varanasi. Siamo tra i ricchi e fortunati che possono permettersi una cuccetta pulita, silenziosa e con aria condizionata. E un po’ ci si sente in colpa quando si attraversano le stazioni e si vedono intere famiglie che dormono lungo i binari, gente che si accalca nei vagoni di terza classe e che cerca uno spiraglio di aria, altri che si aggrappano sul retro dei vagoni e viaggiano per chilometri appesi ad un corrimano e ad una speranza.Varanasi, (la Benares degli inglesi) una delle città più antiche del mondo, era fiorente già 2.500 anni fa, è anche la più santa delle città dell’India, in quanto dimora del dio Shiva. Contornati da templi e ashram, i ghat costeggiano la riva occidentale del Gange per circa cinque chilometri. Vi si accede da viuzze anguste, oscure, odoranti di spezie, a volte poco più che pertugi tra case fatiscenti addossate l’una all’altra. Niente toccata e fuga; a Varanasi bisogna concedersi un po’ di tempo. Morire a Varanasi è un traguardo ambito, perché garantisce la moksha, la liberazione dal ciclo delle reincarnazioni. Il Manikarnika ghat ospita il più importante crematorio della città.I cadaveri, avvolti in sudari, vi vengono trasportati su barelle in bambù, poi immersi nelle acque, quindi posti ad ardere sulla pira. Legna a sufficienza a seconda del peso del corpo e il sandalo pregiato solo per chi può permetterselo. Poi, le ceneri vengono gettate nel Gange. Vita e morte coesistono. Nel Gange ci si lava, si gioca, si lavano i panni; si rinfrescano gli animali; si bagna il cadavere prima di arderlo, e poi vi si gettano le ceneri. I riti antichi di migliaia di anni vengono perpetuati senza esitazione, ma ora le voci vengono amplificate da microfoni e altoparlanti e ripresi dai cellulari.L’india è questa, un paese di forti contraddizioni e difficoltà e amarla significa accettare tutto questo. Bisogna andarci per capire. E quando si è lì, non si riesce a sottrarsi a questo spettacolo di umanità, usi, costumi, tradizioni. Ecco perché risuonano attuali più che mai le parole di Terzani: in India si pensano altri pensieri.

INFORMAZIONI PRATICHE

Come arrivare

Dall’Italia si arriva in aereo, con voli da Milano Malpensao da Roma Fiumicino per Delhi con uno scalo. Alitalia fa uno scalo ad Abu Dhabi. Oltre a Nuova Delhi, i principali voli internazionali atterrano a Bombay, Calcutta e Chennai. Le linee aeree interne sono abbastanza diffuse e sviluppate, in particolare la Indian Airlines, la compagnia di bandiera indiana, che permette collegamenti tra le città interne.

Documenti per viaggiare in India

È necessario il passaporto e il visto di ingresso per soggiorni di breve periodo (massimo 60 giorni). Non ci sono vaccinazioni obbligatorie, ma prima di partire è opportuno consultarsi con l’Asl competente per profilassi o vaccini. Si raccomanda inoltre di consumare solo cibi ben cotti o confezionati, evitando cibo crudo, oltre a bere solo acqua in bottiglia senza aggiunta di ghiaccio.

Spostamenti

La metropolitana di New Delhi è un gioiello: costa pochissimo, è pulita, puntuale e ferma più o meno in ogni zona considerata di interesse turistico. L’alternativa è quella di affittare un affittare un tuk tuk per muoversi nel caos cittadino e rendere più veloci gli spostamenti.

INDIRIZZI UTILI

Ambasciata d’Italia a New Delhi

50-E Chandra Gupta Marg

New Delhi 11002

E-mail: ambasciata.newdelhi@esteri.it

Consolato generale d’Italia a Mumbai

Kanchanjunga Building - 1st Floor

72, G. Deshmukh Road 400026

E-mail: consulgeneral.mumbai@esteri.it

consolare.mumbai@esteri.it

Consolato generale d’Italia a Calcutta

(competente per il Nepal in materia consolare):

5G Rev. Lalbehari Shah Sarani

(Formerly New Road)

Alipore - Kolkata 700027

e-mail : consolatogenerale.calcutta@esteri.it

INFORMAZIONI PRATICHE

ALLOGGI

Ci sono molte Guest house, ma è necessario davvero un grande spirito di adattamento. Prediligete hotel di categoria 4 stelle almeno. Parola d’ordine: contrattare. Sempre, anche se si tratta di qualche rupia che per noi non sono che pochi cent. Contrattate prima di salire su un tuk-tuk o quando volte comprare qualche oggetto.

L'INDIA IN TAVOLA

La cucina indiana è diversa da quella del resto del mondo non solo per il gusto, i sapori intensi e pungenti spesso anche piccanti, ma anche per i metodi di cottura. Riflette una perfetta e affascinante mescolanza ereditata dalle diverse civiltà che, nei suoi 5.000 anni di storia, ne hanno contribuito allo sviluppo. Sicuramente ciò che accumuna una cucina che, per tanti versi cambia molto da Nord a Sud, dalle zone montuose a quelle pianeggianti, è l’utilizzo molto abbondante e variegato delle spezie. Ma lungi dall’essere usate semplicemente per insaporire, le spezie vengono scelte anche per le loro proprietà nutritive e medicali che da sempre hanno avuto. Anche le cotture sono molto particolari e caratterizzano i sapori di tanti piatti: basti pensare allafrittura molto asciutta, che lascia sviluppare gli aromi delle spezie senza sovrastarli, o alla cottura di carni e verdure nel tradizionale forno di argilla, il “Tandoor”.

DAAL

È una preparazione a base di lenticchie che può essere servita come un purè denso con altre preparazioni a base di verdura oppure, aumentando la quantità di acqua, sotto forma di zuppa o vellutata.

Ingredienti

400 gr di lenticchie secche gialle

4 spicchi d’aglio, sbucciato e schiacciato

1 pezzo da 4 cm di zenzero,sbucciato e tagliato in 4

1 cucchiaio di curcuma

4 piccoli peperoncini verdi

2 cucchiai di ghee

burro chiarificato o olio di arachidi

2 scalogni, finemente affettati

1 cucchiaio di semi di cumino

1 cucchiaino di peperoncino tritato

Coriandolo fresco tritato per guarnire

Preparazione

Lavate le lenticchie sotto l’acqua corrente finché non esce pulita, quindi scolatele, mettetele in una larga padella e coprite con 2 litri di acqua fredda. Mettete sul fuoco e portate ad ebollizione, eliminando l’eventuale schiuma che sale in superficie. Tritate i peperoncini, l’aglio e lo zenzero ed aggiungeteli alle lenticchie insieme alla curcuma ed un pizzico di sale. Abbassate la fiamma e coprite, lasciando il coperchio leggermente socchiuso, e cuocete molto lentamente per circa 1 ora e mezza, mescolando di tanto in tanto, fino a che il Daal abbia assunto un aspetto cremoso. Il Daal deve essere cotto a lungo per ottenere la massima cremosità. Se è troppo lento, aggiungete un po’ di acqua bollente, fino a raggiungere la consistenza preferita. In una padella capiente scaldate il ghee o l’olio a fuoco medio-alto ed aggiungete lo scalogno.Soffriggete fino a doratura, quindi aggiungete il cumino e fate cuocere per un paio di minuti, infine aggiungete il Daal e ripassatelo in padella. Spegnete il fuoco e servite il Daal caldo, guarnito con le foglie di coriandolo fresco tritate.

SAMOSA ALLO YOGURT

La samosa è un antipasto indiano famoso anche come street-food perché facile da mangiare con le mani.

Ingredienti

15 ml di olio vegetale

2 cipolle, tagliate finemente

200 ml di yogurt naturale

5 gr di curry in polvere

2 gr di peperoncino in polvere

30 gr di cilantro fresco

1 pacco di pasta fillo, scongelata

100 ml di yogurt naturale

45 ml di panna

60 ml di acqua

200 gr di farina

600 ml di olio per frittura, o quanto necessario

Preparazione

Scaldate l’olio in una padella a fuoco medio. Aggiungete la cipolla e fatela rosolare. Unite yogurt, curry, peperoncino e cilantro e cuocete mescolando finché la maggior parte del liquido è evaporata. Togliete dal fuoco e unite il resto del cilantro. Stendete un foglio di pasta fillo e coprite il resto con uno straccio umido. Mettete circa 15 gr di composto dentro la pasta, non troppo vicino ai lati, poi avvolgete in quarti verso il lato opposto per chiudere il ripieno. Iniziando con il lato ripieno, avvolgete verso gli altri lati in forma triangolare, premendo con le dita umide per sigillare. Ripetete con il resto della pasta e del ripieno. Scaldate l’olio in una padella fonda a fuoco medio-alto a 18°C. In una ciotola piccola, unite il resto dello yogurt, la panna e l’acqua. Immergete i samosa nella salsa di yogurt, poi cospargete di farina e rimuovete quella in eccesso. Friggete pochi per volta, per circa 4 minuti, girandoli una volta. Scolate su carta da cucina e servite caldi.

KORMA DI POLLO

È un brasato, tipico del nord dell’india, risente di una forte influenza persiana.

Ingredienti

1 pollo

200 gr di ghee, burro chiarificato

4 cipolle

2 spicchi di aglio

un pezzetto di zenzero, 3 cm

1 cucchiaino di peperoncino

1 cucchiaino di coriandolo

1 cucchiaino di cardamomo

1 cucchiaino di cannella

1 cucchiaino di curcuma

un pizzico di sale

1 cucchiaio di farina

150 ml di latte

500 ml di panna o yogurt greco

coriandolo fresco sminuzzato per guarnire

Preparazione

Mettete il pollo in una casseruola con abbondante acqua e portate a bollore. Quando bolle, abbassate la fiamma e fate cuocere per 30 minuti circa. Scolate il pollo e lasciatelo raffreddare. Tenete da parte 150 ml di acqua di cottura. Rimuovete ossa e pelle e tagliate il pollo a bocconcini.In una padella capiente scaldate il ghee a fuoco medio. Affettate le cipolle e mettetele a soffriggere nel burro finché non sono belle morbide. Aggiungete lo zenzero sminuzzato, il peperoncino, la curcuma, il coriandolo macinato, la cannella, il cardamomo e lasciate cuocere per 5 minuti. Mettete il pollo nel tegame e aggiungete anche l’acqua di cottura del pollo.In una ciotola mettete un po’ di latte e mescolatelo con la farina, poi aggiungetelo alla preparazione. Continuate a cuocere e aggiungete il latte un po’ alla volta. Fate bollire, rimescolate e poi abbassate la fiamma e lasciate sobbollire con il coperchio per 15 minuti. Aggiungete la panna o lo yogurt e cuocete a fiamma dolce per altri 20 minuti. Quando è pronto servitelo tiepido con una spolverata di coriandolo fresco sminuzzato e riso basmati al vapore.

GULAB JAMUN

Letteralmente bacche di rosa, è uno dei dolci più tipici del paese.

Ingredienti

200 gr di latte in polvere

45 gr di farina

30 ml di ghee, sciolto

2 gr di lievito

100 ml di latte caldo

15 gr di mandorle a pezzetti (opzionale)

15 gr di pistacchi a pezzetti (opzionale)

15 gr di uvetta (opzionale)

1 pizzico di cardamomo macinato

900 ml di olio vegetale per la frittura

200 gr di zucchero bianco

200 ml di acqua

5 ml di acqua di rose

1 pizzico di cardamomo macinato

Preparazione

In una ciotola grande, mescolate insieme latte in polvere, farina, lievito e cardamomo. Unite mandorle, pistacchi e uvetta, quindi aggiungete il ghee, versate il latte e continuate a mescolare finché non è omogeneo. Coprite e lasciate riposare per 20 minuti. In una padella grande, mescolate insieme zucchero, acqua, acqua di rose e un pizzico di cardamomo. Portate ad ebollizione e fate bollire lentamente per un minuto. Mettete da parte. Riempite una padella grande con olio. Scaldate a fuoco medio per almeno 5 minuti. Lavorate l’impasto e formate 20 piccole palle. Riducete il calore al minimo e friggetele. Dopo 5 minuti, inizieranno a galleggiare e si ingrandiranno, ma il colore non cambierà molto. Aumentate il fuoco a medio, e giratele frequentemente finché non saranno dorate. A questo punto togliete dall’olio e mettetele a raffreddare su carta da cucina usando un cucchiaio forato. Quindi rimettete le palle nella padella con lo sciroppo. Fate bollire a fuoco medio per 5 minuti, premendole delicatamente per inzupparle. Si possono servire immediatamente oppure una volta raffreddate.

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